un altro capitolo, un po' più lungo del precedente ^__^
Capitolo 2
Il mattino seguente, Hermione ripensava ancora alla ragazza della notte scorsa, Katlheen.
Doveva ammettere a se stessa che era veramente una ragazza strana, ma soprattutto provocante.
Arrossì a quel pensiero, chiedendosi da dove arrivasse una frase simile, così scosse la testa leggermente, cercando di portare l’attenzione ad altro.
Era ancora stesa nel letto mentre pensava, decise che era ora di alzarsi, sebbene fosse ancora stanca dalla ronda della notte seguente.
Rimase un attimo seduta sul bordo del letto, con le gambe che sfioravano il pavimento, e il colletto del pigiama troppo largo per il suo corpo esile, che le scopriva una spalla; distese le braccia, sentendo il fastidioso rumore, delle ossa che si distendono, dopo essere state in chissà quali posizioni assurde durante la notte.
Sì alzo del tutto, rabbrividendo per il contatto dei piedi nudi col pavimento freddo e guardandosi attorno, la stanza era in perfetto ordine, come tutte le sue cose del resto, a parte ovviamente i capelli...
Data la sua promozione a Caposcuola, le era stata data una stanza singola, la quale era sempre nella torre dei grifondoro ma nel punto più alto, per raggiungerla fortunatamente c’era un passaggio segreto, nella sala comune, che solo i Caposcuola conoscevano.
Di fianco alla sua c’era quella dell’altro Caposcuola di Grifondoro, Ron, che dopo essere diventato, al quinto anno Prefetto, ora era anche Caposcuola, per la gioia di sua madre, di Hermione, ma non del tutto di Harry, a cui non importava della carica dell’amico, quanto più della lontananza del suo dormitorio dalla stanza dei Caposcuola.
La Grifondoro non era dispiaciuta della disposizione delle stanze, anche perché in tal modo, era vicina a quella di Ron, che finalmente si era deciso a chiederle di uscire insieme, cosa che Hermione aveva accettato con entusiasmo.
La ragazza si diresse nel bagno, che era incorporato nella stanza, così da non dover utilizzare più quello destinato ai prefetti.
Quando ne uscì, si preparò, indossando la divisa della scuola, e appuntandosi la Spilla al petto, uscendo bussò alla stanza di fianco, da cui uscì la voce assonnata di un Ron a quanto pare ancora mezzo addormentato.
<< Ronald >> esordì Hermione, che quando era arrabbiata usava sempre il nome del suo ragazzo per intero, cosa che lui odiava.
<< Non dirmi che sei ancora a letto, perché ti giuro che se entro e non ti vedo vestito e completamente sveglio ti affatturo >> disse seriamente, anche se nella sua mente, più che la rabbia albergavano risate, soprattutto per il movimento improvviso che si sentiva provenire da dentro la stanza.
<< E-entra pure>> disse trafelato il ragazzo, ancora vestito per metà, mentre si fiondava in bagno.
Hermione appoggiò delicatamente la mano sulla maniglia, ed entrò.
La stanza sembrava quella di un pazzo, completamente in disordine, vestiti sul letto, sulle sedie, sulla scrivania; il libri, erano sparsi per la stanza mezzi aperti, le pergamene, alcune per di più strappate, erano ovunque, mezze scarabocchiate.
La ragazza sospirò pesantemente, estrasse la bacchetta, e usando un incantesimo non verbale, prese a sistemare la stanza.
Quando il ragazzo uscì dal bagno, la stanza era completamente in ordine, ed Hermione era seduta sul letto di Ron, che lo aspettava per scendere in Sala comune, per incontrare Harry e per poi andare in Sala Grande.
La ragazza vedendolo si alzò, regalandogli un meraviglioso sorriso gli andò incontro.
Il ragazzo sorridendo di rimando l’abbracciò e la baciò con slancio, ed Hermione rispose al bacio, anche se distrattamente, mentre il pensiero le ritornava a quella misteriosa ragazza.
Quando si separarono Ron la prese per mano e insieme si diressero nella Sala Comune, dove Harry li stava aspettando, seduto in una poltrona.
<< Oh finalmente, ce ne avete messo di tempo>> li salutò il moro, sorridendo.
<< Buongiorno anche a te Harry...>> rispose sarcasticamente Hermione, sospirando per la poca delicatezza del ragazzo.
Ronald invece si limitò a ridacchiare, stringendo la mano di Hermione, come se avesse paura di perderla.
I tre ragazzi si diressero in Sala Grande, chiacchierando allegramente, presero posto al tavolo dei Grifondoro, dove era già seduta Ginny, la sorella di Ron, e altri Grifondoro che salutarono.
Mentre la Sala Grande iniziava a riempirsi di studenti vocianti, entrò Katlheen, aprendo la porta con una sola mano, come se non fosse enorme e fatta di legno, ma di cartone; sembrava quasi stesse attenta a non romperla.
Appena la Serpeverde entrò, un profumo inebriante le invase le narici; non era l’odore disgustoso del cibo umano, quel odore che al suo naso, era tale a quello della spazzatura, era un profumo che aveva sentito solo la sera prima, mentre parlava con la Grifondoro.
Ed infatti era lì, seduta tra i suoi amichetti, mentre veniva stretta da quell’idiota del rosso.
Vai... prendila... sbranala... è lì indifesa, potresti ucciderli tutti senza problemi.
Era ancora quella voce nella sua testa, il suo vero essere, il mostro che era in verità, dovette scuotere la testa per scacciare i suoi pensieri, per scacciare quella voce, che le stava imponendo di assalire quella ragazza.
NO, urlò nella sua testa, e finalmente quei pensieri svanirono.
Vide che molti la fissavano, perché era rimasta ferma sull’entrata della Sala come un’idiota, in più ora aveva chiuso gli occhi, stringendoli all’inverosimile, per controllarsi.
Si riempì i polmoni di aria, sebbene non ne avesse bisogno, e riprendendo il suo solito atteggiamento, si diresse verso il tavolo dei Serpeverde, sedendosi di fianco a quell’idiota della Parkinson , che subito la salutò provando, inutilmente, ad attirare la sua attenzione.
Katlheen le rivolse uno sguardo che faceva trasparire tutta la sua irritazione, e ciò fece zittire subito quella ragazzina, che si pavoneggiava per l’intera scuola, e voleva l’attenzione sempre su di sé.
Katlheen fissò lo sguardo sulla Granger, che era seduta dall’altra parte della Sala, non era girata di schiena, così la Serpeverde poteva vederla in viso.
La Grifondoro non aveva quasi nulla di particolare, non era una bellezza che ti lasciano senza fiato, ma Katlheen ne era terribilmente attratta e ciò non aiutava di certo a placare la sua sete visto che quella ragazza aveva un profumo che incantava la Serpe, la quale se non avesse avuto una volontà di ferro, e una resistenza oltre i limiti normali, l’avrebbe assalita già la sera precedente o persino prima.
Perché Katlheen non era certo una ragazza normale, anzi non era proprio una ragazza, non era neanche viva, aveva 432 anni, questo perché lei era una vampira.
Il disgusto per se stessa aveva convinto Katlheen a rinunciare al sangue umano, nutrendosi solo di animali, e tutti i suoi secoli di esistenza, l’avevano portata praticamente all’insensibilità verso il sangue umano, per questo il preside della scuola, l’unico che conosceva il suo segreto, le aveva concesso di studiare nella scuola di magia, visto che la sua trasformazione in vampiro non le aveva tolto i poteri magici che già aveva, al contrario li aveva potenziati all’inverosimile.
Continuava a guardare quella ragazza, mentre la testa le si affollava di pensieri, voglie e ricordi, che la tormentavano.
Hermione non aveva neanche rivolto lo sguardo alla ragazza di Serpeverde che era entrata, continuando a parlare tranquillamente con Ginny.
Ma ora sentiva quasi il suo sguardo pesarle addosso, finì il discorso con Ginny e poi bevve il suo succo, puntando finalmente lo sguardo sulla ragazza seduta la tavolo delle Serpi, affogando nell’oro dei suoi occhi.
Vide che non toccava cibo, non beveva e nemmeno rivolgeva la parola o lo sguardo a qualcun altro che non fosse lei.
Hermione strinse leggermente gli occhi, piegando le sopracciglia, incuriosita dal perché quella ragazza fosse così strana, ma anche perché sentisse una così grande attrazione per lei.
La serpeverde era la classica ragazza che attirava lo sguardo di tutti, bellissima, con movimenti leggeri e aggraziati, toccando tutto con delicatezza, quasi ogni cosa fosse fatta di cristallo delicato; il corpo perfetto, con forme aggraziate e attraenti ma le quali non metteva mai sfacciatamente in mostra, facendo di tutto per vantarsene.
Tutta la sua bellezza, era inoltre celata da quell’ aria misteriosa che le aleggiava intorno, tutta la sua riservatezza, la sua misteriosa apparizione nella scuola e la sua aria di perenne serietà.
Edited by ..::Tarja::.. - 7/8/2008, 12:30